Acrilico o gel?
Entriamo nel vivo del confronto mettendo a nudo i due sistemi di ricostruzione unghie: come vedremo, le sostanziali differenze chimiche tra gel e acrilico condizionano non solo le tecniche di lavorazione e gli strumenti utilizzati, ma anche l’ “interazione” tra prodotto e unghia naturale.
Le sostanziali differenze chimiche tra gel e acrilico condizionano non solo le tecniche di lavorazione e gli strumenti utilizzati, ma anche l’ “interazione” tra prodotto e unghia naturale. Sistemi diversi per unghie diverse.
Non tutte le unghie sono uguali: proprio come ogni altra parte del corpo umano, anch’esse hanno forme differenti e peculiari. Quando si deve eseguire una ricostruzione, alcune forme si rivelano particolarmente ostiche. Le sfide più difficili per una nail designer, specialmente se alle prime armi, sono rappresentate dall’unghia onicofagica, dall’unghia a pappagallo e dall’unghia a cucchiaio. Per poter fare un buon lavoro è necessario, prima di tutto, scegliere il metodo di ricostruzione più adatto a ogni tipologia di unghia: gel o acrilico? L’onicofagia, specie se prolungata nel tempo, può arrivare a deformare l’unghia in modo anche grave. In caso di onicofagia lieve, la ricostruzione può rivelarsi una soluzione ottimale sia da un punto di vista estetico, sia per aiutare la cliente a liberarsi progressivamente del brutto vizio di mangiarsi le unghie. Per quale sistema di ricostruzione optare? Per le unghie onicofagiche l’acrilico è più adatto: resistente e naturale al tempo stesso, aderisce meglio all’unghia naturale compromessa ed è perfetto anche per gli uomini, soggetti onicofagici per eccellenza. Qualora la cliente desiderasse anche un piccolo allungamento, meglio optare ad una lunghezza non più di 1/3 della lamina: l’unghia sottostante potrebbe non essere una base sufficientemente “sicura” per un allungamento maggiore.
L’unghia a pappagallo, come suggerisce il nome, ha una forma che ricorda il becco ricurvo del colorato pennuto. Le caratteristiche principali di questo tipo di unghia sono due: il bordo libero che cresce “all’ingiù” e la presenza, spesso, di avvallamenti o striature sulla lamina ungueale. È quest’ultimo aspetto a rendere il gel una scelta quasi obbligata in fatto di ricostruzione: con il gel è più facile evitare che si formino bolle d’aria in corrispondenza degli avvallamenti. Qualora si voglia comunque ricorrere all’acrilico, è bene stabilire una proporzione polvere/liquido che tenda piuttosto al liquido. L’unghia a pappagallo, oggi, è un difetto naturale che si può correggere attraverso lo studio della tecnica giusta, ad esempio posizionando la formina nel modo giusto si può comunque realizzare una ricostruzione aggraziata, in grado di camuffare l’inestetismo.
Il discorso cambia quando si parla di unghia a cucchiaio, ovvero con il bordo libero rivolto “all’insù”. Questo difetto, spesso conseguenza di lunghi periodi di onicofagia, può essere risolto in modo definitivo con ricostruzioni regolari. Il sistema ideale è l’acrilico che, grazie al suo maggior peso molecolare, costringe il bordo libero a crescere gradualmente in modo corretto e non più verso l’alto. Per correggere l’inestetismo in modo permanente bisognerebbe eseguire una ricostruzione completa ogni due refill.
Nota per la sua resistenza e per la lunga durata, la ricostruzione in acrilico si esegue lavorando due diversi componenti: il liquido (formato da monomeri) e la polvere acrilica (formata da polimeri). Miscelandoli si innesca una reazione chimica che li solidifica, producendo un materiale che può essere modellato e limato a piacimento. Il sistema acrilico, noto anche con la (più corretta) definizione di “sistema polvereliquido”, è autoindurente: il materiale da ricostruzione asciuga all’aria e non necessita di polimerizzazione in lampada. Questo significa che la ricostruzione ha un passaggio in meno, ma comporta anche un’eccellente manualità: il prodotto va lavorato rispettandone i tempi, modellato in modo impeccabile prima che si solidifichi e che sia quindi troppo tardi per correggere eventuali errori. Questo è spesso visto come un ostacolo insuperabile dalle onicotecniche meno esperte, che si sentono “messe alle strette” e tendono a commettere errori dovuti alla fretta. La soluzione? Esercizio costante e assiduo! La principale difficoltà è trovare la giusta proporzione tra polvere e liquido, la cosiddetta “mix ratio”.
Questa capacità si acquisisce con l’esperienza, che aiuta a “sentire” il prodotto e quindi a controllarlo meglio. Molto dipende anche dal pennello che si usa che ha un ruolo fondamentale in questo tipo di lavorazione.
Il gel da ricostruzione – anche noto come – è un composto che si presenta già in forma fluida, pronto per essere modellato. La ricostruzione in gel può essere eseguita con due sistemi diversi: quello trifasico e quello monofasico. Il primo è costituito da tre passaggi e altrettante tipologie di prodotto: gel di base (bonder), gel costruttore (builder) e gel sigillante (sealer). Il sistema monofasico prevede invece un unico prodotto 3 in 1. Tecnicamente parlando, il gel (come l’acrilico) fa parte della famiglia degli acrilati ed è composto da tre elementi essenziali: monomeri, additivi e fotoiniziatori. Quando il prodotto è esposto ai raggi della lampada UV (o LED, a seconda della formulazione) per un dato intervallo di tempo, i fotoiniziatori si attivano e rendono possibile la polimerizzazione. Il polimero che si crea tramite questo processo ha un basso peso molecolare e una struttura molto compatta, resistente ai solventi (anche se sono in corso di sperimentazione innovativi gel costruttori solubili).
Il fatto di poter lavorare in tutta tranquillità il prodotto senza il timore che indurisca prima del tempo rende il sistema di ricostruzione in gel molto amato soprattutto dalle tecniche alle prime armi.”La scelta del pennello giusto è fondamentale per entrambi i sistemi di ricostruzione.”
Non solo la ricostruzione in acrilico e quella in gel prevedono passaggi diversi, ma anche strumenti di lavoro differenti, a cominciare dai pennelli. Scegliere il pennello giusto per lavorare con l’acrilico è cruciale per la buona riuscita del set di unghie. È fondamentale, innanzitutto, che le setole siano naturali, meglio se in pelo di martora Kolinsky: le setole sintetiche resistono molto meno ai solventi contenuti nel monomero. Anche le dimensioni della testa del pennello possono fare la differenza: se si lavora con un pennello più piccolo, sarà necessario generare più palline di prodotto e il rischio è che si creino gobbe e protuberanze difficili da limare; con un pennello dalla testa più larga si può ricoprire l’intera unghia con una sola pallina di prodotto, e la maggior quantità di liquido a disposizione nel serbatoio del pennello può rivelarsi preziosa laddove l’acrilico tenda a indurire molto rapidamente.
Per la ricostruzione in gel sono adatti sia i pennelli in setole naturali, particolarmente apprezzati per la loro consistenza corposa, sia quelli in setole sintetiche, che hanno il pregio di mantenersi tese e flessibili. Diversamente da quanto accade con l’acrilico, il pennello ideale per il gel ha una testa medio- piccola, che permette di gestire meglio la giusta quantità di prodotto e di trattenerlo sull’unghia, evitando che coli sulla zona cuticolare.
Un’altra importante differenza che riguarda gli strumenti di lavoro risiede nel fatto che, come sappiamo, il sistema polvere-liquido indurisce a contatto con l’aria, mentre il gel ha bisogno di essere polimerizzato in lampada UV o LED. I gel da ricostruzione (come tutti i gel, compresi i gel polish) sono formulati in modo da polimerizzare sotto raggi di un’intensità precisa e per uno specifico intervallo di tempo.
Per quanto riguarda gli strumenti di limatura, infine, non esiste una distinzione tra acrilico e gel: il grado di abrasività dipende dall’operazione che si deve eseguire e, anche e soprattutto, dalle abitudini e dalle preferenze dell’operatrice. L’unica regola da seguire, valida per entrambi i sistemi, è quella di utilizzare lime dalla grana più spessa per dare forma alla ricostruzione e dalla grana più fine quando si sta lavorando vicino o sopra l’unghia naturale, in modo da non metterne a rischio l’integrità. Questo discorso, come vedremo più avanti, vale soprattutto durante le operazioni di rimozione della ricostruzione.

Lascia un commento